Omens of Millennium (Harold Bloom)

Descrizione

Omens of Millennium: The Gnosis of Angels, Dreams, and Resurrection. New York: Riverhead Books, 1996.

Chi sono gli Angeli? Quali legami esistono tra Angeli, visioni profetiche e ritorni dalla morte? Quale importanza hanno per noi oggi questi fenomeni? Un libro eccentrico, che non è solo un’accurata sintesi di secoli di religione e spiritualità, ma anche un provocatorio viaggio nella storia della critica culturale.

Questo libro parla di Gnosticismo, Cabalismo e Islam mettendo queste dottrine a confronto con le dominanti, anche se banalizzate, credenze neognostiche specialmente Americane.

Nello gnosticismo propugnato da Bloom si arriva ad un atteggiamento religioso portato non al quadrato ma al cubo.
Bloom cita Ermete Trismegisto:
L’uomo è infatti un essere vivente di natura Divina, che non deve essere paragonato agli altri esseri viventi sulla Terra, ma a quelli di lassù, del cielo, che sono chiamati dèi.
e il Corpus Hermeticum:
Bisogna dunque osare affermare che l’uomo che vive sulla terra è un dio mortale, il DIO celeste un dio immortale.

L’Autore Bloom afferma di rivolgersi non solo a Ebrei, Cristiani e Islamici ma anche agli umanisti laici ed intellettuali.

In Copertina

Mentre si avvicina la fine del Millennio, il Mondo è sempre più affascinato da quel fenomeno definito come “New Age” e dalle sue manifestazioni: Angeli, Visioni Profetiche ed esperienze pre-morte. Ma tutti questi elementi non devono essere presi alla leggera: traggono infatti origine dalle più antiche tradizioni Ebraiche, Cristiane e Musulmane; hanno affascinato e ispirato le maggiori menti dell’Occidente, come Shakespeare, Milton e Blake.

Che cosa sono gli Angeli e come nasce l’immagine che ce ne siamo fatti? Che cosa collega i sogni premonitori e le entirà Angeliche alle esperienze pre-morte? E che importanza rivestono per noi questi fenomeni, mentre ci dirigiamo verso il XXI Secolo?

Per scrivere questo affascinante saggio, Harold Bloom ha utilizzato il suo lungo studio della storia delle Religioni e dello gnosticismo, dottrina che afferma la possibilità di conoscere DIO non come entità remota, ma come forza presente in ogni esserte umano. Attraverso l’analisi della Cabala Ebraica, dei testi dello gnosticismo Cristiano e del Sufismo Musulmano, Bloom ci mostra gli Angeli e i sogni profetici non come le immagini popolari a cui ci ha abituato la New Age, ma come epifanie magnifiche e terribili, che hanno sempre giocato un ruolo decisivo nella cultura Occidentale. Con Visioni Profetiche Bloom ha creato un libro memorabile, non solo per la sintesi di Secoli di pensiero Religioso, ma anche per la sua profonda spiritualità, che ci mostra un tipo di esperienza Religiosa forse ormai preclusa a noi uomini moderni.

Harold Bloom (New York 1930) è un docente di letteratura alla Yale University e alla New York University. In passato ha insegnato ad Harvard ed è attualmente membro dell’American Academy. Studioso del pensiero Ebraico e Cabalistico, critico letterario di fama mondiale, è autore di numerosi saggi tradotti in italiano, fra cui L’Angoscia dell’influenza (1983), La Religione Americana (1994) e Il Canone Occidentale (1996).

Relevant quotes

 

Introduzione

Le Tradizioni Religiose Occidentali hanno come tratto denominante, sopratutto in Europa e in Medio Oriente, mano in America, un orientamento di tipo istituzionale, storico e dogmatico. Ciò vale per il Giudaesimo ortodosso, per l’Isalmismo nelle sue componenti Sunnita e Sciita, e per il mondo Cristiano, sia esso Cattolico, Ortodosso o Protestante. In ciascuna di queste Religioni DIO è concepito essenzialmente come esterno rispetto al sè. In queste tradizioni ritroviamo mistici e visionari che sono riusciti a venire a patti con l’autorità istituzionale, ma è sempre esistita una concezione alternativa, la via della gnosi, una dimestichezza con DIO, una conoscenza del DIO di dentro, che è stata condannata come eretica dalle fedi istituzionali. In una forma o nell’altra, per almeno i due Millenni di quella che abbiamo imparato a definire “l’Era Volgare”, la gnosi è riuscita a preservarsi, condivisa dapprima da Ebrei e Cristiani, e in seguito anche dai Musulmani. La mia esperienza e i miei convincimenti Religiosi sono una forma di Gnosi e in certo senso tutto questo Libro, e no semplicemente la sua “Coda”, costituisce una sorta di sermone gnostico. I miei interessi spirituali, pur restando quelli personali di un Ebreo Americano, sono percorsi al loro interno da un elemento Universale che deriva da una vita di studio della gnosi, tanto di quella antica come di quella moderna. E questo libro, sebbene intriso di erudizione, non è un’opera erudita, ma una testimonianza religiosa personale che si dilata fino ad abbracciare comuni interessi dell’avvicinarsi al nuovo Millennio.

 

Pag. 12

La fusione di questi materiali è assai antica rispetto alla nostra attualità, e può essere fatta risalire alla Persia e alla Palestina arcaiche, all’Arabia alla Provenza e alla Spagna medievali, Sono ricorso alla gnosi Cristiana, al Sufismo Sciita Musulmano e alla Cabala Ebraica come fonti esplicative perchè ciascuna di esse mi fornisce interpretazioni persuasive dei legami tra Angeli, sogni, viaggi ultraterreni o manifestazioni di corpi astrali e attese Messianiche.

 

Pag. 12

mio sentimento di quella che definisco “Religione Americana”, una fede sincretica e di larga diffusione che a me pare assai diversa dal Cristianesimo Europeo. L’interesse per l’Angeologia, i sogni profetici, e per le manifestazioni della pre-morte in quanto profezie millenaristiche è ovviamente universale, ma ha un’intensità particolare negli Stati Uniti, dove il Cristo americano tende a essere il Gesù della resurrezione piuttosto che quello della crocifissione o dell’ascenzione.

 

Pag. 14

Nella prospettiva di Corbin, sulla scia dell’insegnamento dei saggi, il senso letterale o empirico in sè non è altro che una metafora per una carenza di visione, il che mi pare abbastanza vero. Tra mondo dei sensi e mondo intellettuale, i saggi hanno sempre sperimentato una realtà intermedia, affine a quella che definiamo “fantasia dei poeti”. Se sei credente (ortodosso o eretico non importa), questa dimensione intermedia viene esperita come presenza del Divino nella realtà di tutti i giorni. Se sei più scettico, questa presenza è in primo luogo di carattere estetico, o anche una forma di prospettivismo. In questo libro la sfera tra realtà letterale e quelle intellettuale prende la sua denominazione tradizionale di “Regno degli Angeli”, e come tale viene descritta e analizzata.

 

Pag. 15

Zoroastro fu all’inizio un Sacerdote dell’antico culto Iraniano dei Magi, ma poi lo riformò, e lo zoroastrismo divenne la Religione dell’Impero Persiano almeno a partire dal VI a.C. fino alla metà del VII Secolo dell’era Cristiana, allorchè fu bandita dai Musulmani. Al giorno d’oggi esistono più o meno un centinaia di migliaia di seguaci dello zoroastrismo: i parsi in India e poche migliaia (a dir molto) di adepti in Iraq. Una grande religione è praticamente scomparsa, se si eccettua il fatto che Giudaismo, Cristianesimo e Islamismo conservano il marchio peculiare del suo Messianesimo. Il dio di Zoroastro, Ahura Mazda, signore della luce e della saggezza, era benevolo e potente, ma aveva un gemello malvagio, Angra Mainyu, signore del male e della distruzione. La guerra ininterrotta tra i due fratelli finirà, un giorno con il trionfo di Ahura Mazda e l’instaurazione di una pace e di una gioia eterne. In quanto primo profeta millenaristico, si può attribuire a Zoroastro l’ideazione della resurrezione dei morti.

 

Pag. 17

Già in Daniele però all’interno del canone della Bibbia Ebraica, gli Angeli cominciano a esser nominati, e per la prima volta fanno una profezia sul futuro, anche se semplicemente per interpretare i sogni di Daniele. Miche e Gabriele, Angeli custodi di Israele, sono i precursori (come si vedrà) della valanga angelica che si precipiterà sul popolo di DIO nei Libri di Enoch. L’immagine centrale della visione di Zoroastro è un fuoco purificatore e rigenerante che trasforma Enoch in Metatron, il più grande degli Angeli, cui gran parte di questo Libro sarà dedicata. Metatron, figura cruciale della Cabala sopratutto del suo libro maggiore, lo Zohar di Moses de Leon, è un Angelo diverso da tutti quelli che l’avevano preceduto nella tradizione giudaica.

 

Pag.  18

È paradossale che il Cristianesimo abbia sempre visto l’Islam come un’eresia e lo Zoroastrismo come un vestigio esotico, mentre invece deve buona parte della sua spiritualità a entrambe queste tradizioni rivali.

 

Pag. 20

Il mondo angelico sia esso metafora o realtà, è una gigantografia in cui vedere e studiare noi stessi, proprio nel momento in cui ci dirigiamo verso ciò che potrebbe essere la fine del nostro tempo.

 

Pag. 21

Devo invitare gli uomini immersi nel Tempo a tornare in sé e a uscire dal tempo, ad assaporare la loro aria immortale originaria.

R.W. Emerson

 

Pag.  21

Se cerchi te stesso al di fuori di te stesso, vai incontro a un fallimento, erotico o ideologico che sia.

 

Pag. 21

Nella nostra epoca un’autobiografia spirituale, ho creduto finora, è meglio quando è implicita. Ma viene il momento in cui conosci perfettamente ciò che ti capiterà di conoscere, e in cui ti rendi conto che tutto il vivere e leggere e rimurginare che farai non modificherà il tuo sè più di tanto. Sono arrivato al quarantesimo anno consecutivo di insegnamento a Yale, e al mio settimo alla New York University, e negli ultimi dieci anni ho insegnato quasi esclusivamente Shakespeare. Che, oltre a dimostrare qualità sovrumane, mi dà continuamente l’impressione di saperne più di quanto chiunque altro abbia mai saputo. Per la gran parte degli studiosi, quell’impressione non è altro che un inganno, ma a me sembra la verità nuda e cruda. Conoscere me stesso, conoscere Shakespeare e conoscere DIO sono tre obiettivi distinti eppure strettamente collegati.

 

Pag. 21-22

La ricerca di DIO al di fuori di sè è un invito ai disastri del dogma, alla corruzione istituzionale, alle prevaricazioni storiche e alla crudeltà. Per almeno due secoli la maggior parte degli Americani ha cercato il Dio dentro di sè piuttosto che quello del Cristianesimo Europeo. Ma perchè, in tutto ciò, mensionare Shakespeare, che a mio parere rappresenta il prototipo dello scrittore laico?

Il sè lo si conosce principalmente conoscendo se stessi; la conoscenza di un altro essere umano è immensamente difficile, forse impossibile, per quanto in età giovanile, e persino nella mezz’età, si riesca a ingannarsi al riguardo. Ed è per questo che leggiamo Shakespeare e lo stiamo ad ascoltare: per incontrare altri sè. Nessun altro scrittore è in grado di fare questo per noi. Shakespeare come persona non lo si incontra mai, mentre è possibile che accada, all’interno della loro opera, con Dante o Tolstoy.

 

Pag . 23

GOD appears e GOD is Light

To those poor Souls who dwell in Night,

But does a Human Form Display

To those who Dwell in Realms of Day.

 

DIO appare e DIO è Luce

Per le Anime tristi che popolan la Notte,

Ma mostra Forma Umana

A chi Popola i Regni del Giorno

 

(William Blake, Auguries of Innocence)

 

Pag . 24-25

Gilbert Keith Chesterton, il più acuto degli scrittori Cattolici moderni, ammoniva: “Il fatto che Jones adori il Dio dentro di sè finisce col significare in sostanza che Jones adora Jones”. Il mero Gnosticismo richiede una netta distinzione da una simile, generosa adorazione di sè; Bloom non aspira ad adorare Bloom, il che, oltre tutto, non sarebbe proprio un’esperienza religiosa. L’attuale degradazione dello gnosticismo va sotto il nome di New Age, un’armatura grande abbastanza per cingere insieme Shirely MacLaine e Arianna Huffington, in cui la signora MacLaine adora la signora MacLaine (con qualche buona ragione) e la signora Huffington venera la signora Huffington (con qualche ragione di meno).

 

Pag . 24-25

La New Age, un’interminabile spassosissima orgia di vaghe brame, non è proprio un prodotto della controcultura come pare fosse all’inizio; le sue origini risalgono a un’antica mescolanza di occultismo e di fede Americana nell’Armonia sospesa a mezza strada tra buoni sentimenti e benessere.

 

Pag . 27

Ma che cos’è, per semplificare, la trascendenza? In quanto attributo divino, significa un’ascesa al di là dell’Universo materiale e di noi stessi, nella misura in cui non siamo altro che elementi di quell’Universo. In quanto attributo umano, i materialisti la liquidano definendola un’illusione, eppure essa conduce a un’esistenza non facile in molti di noi, trovando appiglio più solido nel corso delle epoche in un esiguo manipolo di individui: mistici, visionari, saggi, uomini e donne che hanno un contatto diretto con il mondo divino o con quello angelico e sono in grado di trasmettere qualcosa di decisivo nel contatto che hanno con noi.

 

Pag . 28

Fino a quando non avrai ceduto a Lui il tuo io non avrà un io autentico. […] Anche in letteratura dell’arte, nessuno che si dia cura di essere originale lo sarà mai davvero: laddove se cerchi semplicemente di dire la verità (senza curarti un soldo bucato di quanto spesso sia stata detta) riuscirai, nove volte su dieci, a diventare originale senza neanche essertene mai reso conto. Il principio vale per tutta la vita, dall’inizio alla fine. Rinuncia al tuo io, e troverai quello vero. Abbandona la vita, e te la salverai.

 

Pag . 32

Per Jonas, come per Emerson, il momento della gnosi è la percezione diretta della mente, puro movimento ed evento che simultaneamente dischiude una scintilla divina nel sè, e un senso di degradazione divina anche lì, nell’intimità più riposta del sè, perchè la caduta gnostica avviene all’interno della divinità.

 

Pag . 33

La fiducia in se stessi è una dottrina per solitari; non va affatto d’accordo con la tesi marxiana che la più piccola unità umana sia composta da due persone. Il mero gnosticismo non si presta a culti collettivi, per quanto sporadici tentativi del genere siano stati indubbiamente registrati. Come dovrebbe essere una preghiera gnostica? Un’invocazione al sè, forse, perchè si svegli, lo ha detto per noi: “La cosa migliore è sempre quella che mi rende a me stesso”.

 

Pag . 35-36

Lo gnosticismo, allora come oggi, nasce a mio giudizio come protesta contro la fede apocalittica, anche quando si costituisce all’interno di una fede di questo tipo, come fece in seguito con il Giudaismo, il Cristianesimo, e l’Islamismo. Una religione profetica diventa apocalittica quando la profezia non avviene, e una religione apocalittica si fa gnosticismo quando l’apocalisse non si relizza, come per fortuna è sempre accaduto finora e, ci auguriamo, accadrò in seguito. Lognosticismo non fallisce; non può fallire, perchè il suo Dio è al contempo profondamente radicato nel sè ed estraniato, infinitamente remoto, al di là del nostro cosmo. Nel corso della storia lo gnosticismo è sempre stato vittima di persecuzioni, che vanno dal ripudio relativamente clemente del Giudaismo Ortodosso alla tremenda violenza del Cattolicesimo contro gli gnostici Cristiani di tutte le epoche, dovunque e ogniqualvolta la Chiesa si è trovata strettamente alleata a un potere secolare repressivo. L’ultimo gnosticismo organizzato nel Mondo Occidentale fu distrutto dalle cosidette “Crociate” contro gli albigesi, che misero a ferro e fuoco la francia meridionale nel corso del XIII secolo sterminando non solo gli eretici catari ma anche l’idioma provenzale e la cultura trobadorica, sopravvissuta soltanto nel mito e nell’ideale imperante del mondo occidentale dell’amore romantico.

 

Pag . 36

La Religione Americana, tanto nella versione autoctona quanto in quelle dichiaratemente Cattolica e Protestante, è più un amalgama gnostico che una versione di Cristianesimo storico e dottrinale dell’Europa, sebbene siano in pochi a riuscire a comprenderlo (o forse in genere non desiderano rendersene conto).

 

Pag . 42

Il ritratto più straordinario di un Angelo che mai abbiamo avuto, e che mai avremo, è quello del Satana miltoniano, che utilizza la sua libertà per conquistarsi una titanica dannazione.

 

Pag . 44

Il millennio, o l’avvento di un’età Messianica (nelle aspettative di alcuni di noi) fa nascere inevitabilmente sensazioni ambivalenti anche tra coloro che si fanno beffe dell’arbitrarietà del calcolo che presiede a computi di questa natura.

 

Pag . 49

Enoch-Metatron, come avrò modo di sostenere in seguito, lo si può considerare il vero angelo Americano, come intuì inizialmente il profeta, veggente e rivelatore mormone Joseph Smith, che identificò se stesso con Enoch e che, se si dimostrasse vero quanto sostenuto dai suoi seguaci, dovrebbe ormai essersi ricongiunto in unione mistica con il suo grande precursore.
Ciò cui oggi ci riferiamo come Primo Libro di Enoch si è conservato integralmente soltanto in una versione in antico Etiopico, ma dei frammenti venuti alla luce nei Rotoli del Mar Morto dimostrano che la lingua originaria del Libro era l’Aramaico, idioma parlato per diversi secoli prima e dopo Cristo dagli Ebrei e da popolazioni Siriache confinanti. L’Aramaico secondo certe tradizioni sarebbe la lingua degli Angeli, il che rende giustizia del fatto che il Primo Libro di Enoch sia stato composto in quella lingua (pur non mancando le traduzioni secondo cui l’unica lingua degli Angeli sarebbe l’Ebraico).

 

Pag . 50

Davanti a quest’orrore, e alla diffusione spaventosa della magia e della stregoneria per opera di uno dei demoni, Azazel, DIO manda sulla Terra un diluvio e ordina all’Arcangelo Raffaele di seppellire Azazel di pietre e di tenebra. Esattamente a questo punto entra nella storia Enoch, lo scriba virtuoso. In sogno gli Angeli vigilanti lo inviano a rimproverare  gli Angeli caduti e ad avvertirli di quello che li aspetta. Enoch dapprima ascende fino al Trono di DIO, in una sfera di fuoco, e gli è consentito di stare di fronte a Lui. Seguono una serie di spostamenti nel regno dei cieli, una sorta di escursione nel territorio degli Angeli e nei segreti del Cosmo. Tra questi, l’epifania di un Messia figlio degli uomini e le scene della resurrezione dei morti e del giudizio finale dei peccatori.

 

Pag . 50-51

È straordinario quanta invensione mitopoietica penetri in tante forme nel Terzo Libro di Enoch, forse perchè ci troviamo a uno stadio arcaico di quel che mezzo millennio dopo si muterà nella stravagante immaginazione cabalistica. Al centro dell’immaginativo dell’Enoch Ebraico si ritrova la radicale trasformazione di Enoch nell’Arcangelo Metatron, principe della Divina Presenza (appellativo del Profeta Isaia) e sorta di vicerè dello stesso JAHVÈ. Nel corso di questa trasmutazione la pelle di Enoch si trasforma in una Veste di Luce, in “fiaccole fiammeggianti”, e le sue dimensioni umane si espandono fino a raggiungere le dimensioni del creato. Moshe Idel, figura principe dello studio contemporaneo della Cabala, osserva accuratamente che l’apoteosi di Enoch è l’esatto contrario del ribaltamento del “supremo Adamo” nell’Adamo della Genesi, giacchè i Testi Ebraici antichi, tanto Ortodossi quanto eretici, rappresentano Adamo come un Uomo-Dio la cui Veste di Luce era sostituita dalla sua pelle e dalle pelli animali di cui DIO lo rivestiva, mentre l’originario gigante Adamo, che intimoriva gli Angeli per le sue dimensioni e la sua magnificenza, si riduceva alle nostre umane misure. Idel sottolinea che il paradosso di un altro rovesciamento: in certe fonti l’Adamo originario “cade” per colpa degli Angeli, perchè il suo splendore li induce ad affermare che la sua potenza è pari a quella di DIO.

 

Pag . 51

Enoch fu ribattezzato Idris nel Corano, e i Sufi identificano Idris con l’Ermes dei Greci, memori del fatto che il Corpus Hermeticum ruotava intorno all’immagine di Ermes in quanto Natura Perfetta, unione di uomo e Dio.

 

Pag . 54

Come Adamo era caduto, così a Enoch era consentito di ascendere, e la demarcazione tra uomo e Dio sfumava, e poteva sfumare ulteriormente. A mio parere il brano più memorabile dell’Enoch Ebraico si trova nel sesto paragrafo, allorchè gli Angeli respingono con sdegno e solennità l’apoteosi di Metatron, già Enoch:

“Quando raggiunsi i cieli più alti, le creature Sante, gli Ofannim, i Serafini, i Cherubini, le ruote del Carro e i ministri del fuoco che divora sentirono il mio odore da 365000 miliardi di parasanghe e dissero: “Che cos’è quest’odore di nato di donna? Che cos’è questo sapore di una goccia di bianco che sale dall’alto dei cieli fino a coloro che dividono la fiamma?”.

Si tratta di un sunto superbo, secco, di ciò che il romanticismo dei nostri tempi oscura e svilisce: l’ambiguità profonda degli Angeli nei nostri confronti. Lo scherno degli Angeli è indotto dalla sessualità degli umani: quella “goccia di bianco” è il contributo di Jared, suo padre, alla procreazione di Enoch. La replica di DIO agli Angeli è al contempo una potente riprovazione nei loro confronti e una cocente accusa contro di noi: “E questo che ho preso è la Mia ricompensa da tutto il Mondo di sotto ai Cieli”.

 

Pag . 56

La grande intuizione tomistica è che gli Angeli hanno una perfetta conoscenza della propria spiritualità, come pure della loro libertà. Noi ci arrabattiamo, consapevoli soltanto delle realtà fattuali, mentre gli Angeli sono dei grandi platonici, per così dire, e hanno una conoscenza diretta delle Idee, nonchè della totalità dei fatti. La nostra capacità di amare si fonda spesso sul sentimento, che di necessità è il regno della conoscenza imperfetta: gli Angeli, come DIO, amano con perfetta conoscenza. È difficle che questo assunto, in San Tommaso avesse intendimenti ironici, ma in realtà si ritorce contro di noi svegliando l’ironia dell’eros nella sua totalità. Allorchè il teologo fissa i limiti al sapere angelico, si tratta di limiti temporali: DIO conosce il futuro, ma gli Angeli no, perchè il loro limite è di non essere eterni. Per me il più sorprendente ammonimento tomistico è che gli Angeli, a differenza di DIO, non sono in grado di conoscere l’intima natura di uomini e donne, nonostante siano splendidi nel fare congetture. È il caso di riflettere sui limiti di tutti quegli Angeli custodi ogetto di culto nell’America dei nostri tempi se è vero che non riescono a conoscere il cuore di coloro che dovrebbero proteggere.
San Giovanni della Croce, il maggiore tra i mistici spagnoli ha detto magnificamente che soltanto a se stesso DIO non è ne estraneo ne nuovo; gli Angeli, anche i più Santi, sono perpetuamente sorpresi da DIO. Uno studioso cattolico Francese, P.R. Regamèy, accostato a questa osservazione la splendida formula del sommo oratore Jeaque-Bènigne Bossuet, il quale, a proposito di Cristo in rapporto agli uomini e agli Angeli, aveva affermato che il Salvatore “è più il nostro che il loro capo”. San Paolo e San Pietro, come ho già osservato, sottolinearono che la vittoria del Cristo era una sconfitta per gli Angeli, un assunto grave che risulta fondamentale per l’angelologia cattolica. Règamey si sforza di darne una giustificazione, ma esso resta comunque parte essenziale della disputa di Pietro e Paolo contro i Giudeo-Cristiani guidati da Giacomo, forse Cristiani Gnostici. I seguaci della setta dei Rotoli del Mar morto che si riteneva fossero Esseni, oggi risultano un gruppo che aveva piuttosto punti di contatto con i Giudei-Cristiani e con i primi gnostici, e certamente ritenevano di avere come alleati Angeli che avrebbero combattuto la battaglia finale al loro fianco.

 

Pag . 59

L’opera fondamentale dell’anonimo neoplatonico è De caelesti hierarchia, senza dubbio il testo più importante dell’intera storia dell’angeologia. “Gerarchia” sembra sia una parola inventata dallo Pseudo Dionigi, che sulla scia del neoplatonico Proclo scompone tutto in triadi gerarchiche. Le gerarchie sono una creazione dello Pseudo Dionigi, ma le categorie angeliche risalgono a Sant’Ambrogio, che le rilevò da tradizioni di antichissima e ignota origine. Esistono tre gerarchie, ognuna di tre ordini, di rango decrescente:

1. Serafini    2. Cherubini    3. Troni

4. Dominazioni    5. Vitrù    6. Potestà

7. Principati    8. Arcangeli    9. Angeli

Tommaso seguì questa disposizione, Dante invece invertì le posizioni dei principati e degli arcangeli. I serafini, tradizionalmente, circondano il Trono di DIO, cantando ininterrottamente: “Santo, Santo, Santo”. Eppure vi è un solo riferimento nella Bibbia, lo splendido sesto capitolo del Libro del Profeta Isaia

 

Pag . 61

Le Denominazioni, al primo posto della seconda triade, hanno il pregio di essere gli angeli originari, o quelli più antichi, ma non hanno mai destato grande interesse. Le Virtù invece, al grado successivo, affascinano perchè la loro funzione è di operare miracoli nel nostro Mondo e di servire da Angeli custodi come mensionato da Gesù nel Vangelo secondo Matteo (18, 10). Hanno l’onore di essere i due Angeli che affiancano Gesù nell’Ascenzione, forse per via del rimando a Matteo.

 

Pag . 62

Il Satana del Libro di Giobbe è “l’antagonista”, o “la pubblica accusa”, un servo di DIO con buona reputazione e tutt’altro che malvagio. Di nuovo nel Libro di Isaia (14, 12-15), quando il Profeta canta la caduta di Helel ben Shahar, la stella del mattino, il rimando è indubbiamente al re di Babilonia, e non ad un Angelo caduto, come hanno ritenuto gli interpreti Cristiani

 

Pag . 64

E tuttavia con il Satana Cristiano si ha la sensazione di qualcosa di radicalmente nuovo, tenuto conto del fatto che nella letteratura jahvistica per lui non c’è assolutamente spazio, e nonostante alcuni testi Ebraici apocalittici gli riservino successivamente una certa attenzione, in particolare nei Libri di Enoch, nella Saggezza di Salomone e nella Vita di Adamo. Ma c’è ancora un abisso tra questi Testi e il Nuovo Testamento, in cui Satana è davvero un’invenzione originale, un concentrato di peccato di dimensioni di gran lunga più universali e potenti di quanto possa concepire la nostra immaginazione. Il poeta romantico Inglese Percy Bysshe Shelley amava dire che Satana doveva tutto al puritano secentesco Milton, ma ho la sensazione che Shelley sarebbe stato d’accordo con me che l’autentico debito del diavolo fù quello contratto con Sant’Agostino, il teologo del IV Secolo d.C., a tutt’oggi il più grande nella storia bimillenaria del Cristianesimo. Intelligenza superba, a lui spetta la responsabilità fondamentale della concezione di Satana, cui tocca un ruolo di rilievo nella Città di DIO, il capolavoro agostiniano. È a partire da questo libro che abbiamo appreso la storia fondamentale della ribellione di Satana, indotta dall’orgoglio e che precede la creazione di Adamo, sicchè la seduzione di Adamo ed Eva a opera di Satana è successiva alla caduta degli Angeli. In altri momenti dell’opera agostiniana ci imbattiamo nel suo concetto più originale, la dottrina assolutamente non ebraica secondo cui Adamo ed Eva e i loro discendenti sarebbero stati creati da DIO con l’unica finalità di rimpiazzare gli Angeli caduti, il che porta al concetto meno ebraico della tradizione cristiana: in seguito alla loro Caduta, Adamo ed Eva e la loro progenie sono colpevoli per l’eternità e predisposti a peccare, soprattutto per quel che riguarda le sfere dell’obbedienza e della sessualità. Soltanto il sacrificio espiatorio del Cristo incarnato, nella versione fornita da San Paolo, precursore di Agostino, è in grado di redimerci dalle nostre colpe.

 

Pag . 66

Non si dovrebbe mai dimenticare che nella Bibbia Ebraica “Satana” non è un nome proprio. Nel Libro di Giobbe il lettore incontra ha-Satan, “il Satana”, che viene dal linguaggio giuridico, qualcosa come “pubblico ministero”. In quanto uno dei b’ne ELOHIM, i “figli di DIO”, Satana è un essere divino, o un Angelo, Mal’ak YAHWEH, un rappresentante diplomatico di DIO. Il suo titolo corrisponde a qualcosa come “accusatore”: è un antagonista autorizzato degli esseri umani. In Greco un accusatore è un diablos, e fu così che Satana divenne diabolico. Forsyth, in The Old Enemy, ripercorre la curiosa evoluzione di Satana nel mondo ebraico, in cui un ostacolo diventò uno scandalo e un agente di DIO si trasformò in un autonomo avversario del genere umano, debito prima a perseguire e poi a perseguitare, per così dire.

 

Pag . 70

I messaggeri risultano inutili se non hanno messaggi da consegnare e se non c’è nessuno che li invii. A leggere degli infiniti resoconti di avvistamenti di alieni, viene da chiedersi come mai le persone che sostengono di avere subito un rapimento o un intrusione non risultino particolarmente dotate o intelligenti. Lo stesso mesto interrogativo sollevano i più benevoli e tradizionali Angeli custodi di certe cronache recenti. Gli Angeli hanno avuto rilievo soltanto allorchè gli esseri umani con cui hanno avuto a che fare erano persone di grande rilievo. Gabriele andò a trovare il Profeta Maometto, che aveva l’immaginazione creativa di un Dante o di un Milton. Moroni scelse Smith uno straordinario genio Religioso. Se l’avvicinarsi del Millennio sarà accompagnato da discese di Angeli, esse avverranno in direzione di autentici profeti che ancora non sono apparsi tra noi. È proprio qui l’effettivo pathos comico, e al tempo stesso la sostanziale debolezza estetica, di Angels in America di Kushnr, in cui il suo galante, malato profeta gay non ha semplicemente alcuna profezia da trasmetterci.
Gli Angeli dal nostro punto di vista, devono costituire eventi umani piuttosto che Divini. DIO non ha bisogno di credere negli Angeli, noi invece si, ma è necessario che questa fede abbia un senso, in modo che le leggi della natura siano violate per qualche scopo. Altrimenti gli Angeli sarebbero soltanto bestemmie, insulti alla Creazione. Questa lezione fondamentale la fornisce il Corano in maniera più esplicita della Bibbia, e si tratta di un insegnamento che ripristina verità Giudaiche e Cristiane, come ha sostenuto Maometto. Un Angelo non può intervenire o essere invocato, per un capriccio suo o nostro: deve essere per via di una Volontà superiore, per non diventare un abuso nè del credente nè dello scettico. Nella nostra epoca tarda all’ombra del nuovo Millennio, gli Angeli che serviranno saranno creature estremamente sottili, perchè i grandi miracoli ormai non si addicono alla nostra condizione.

 

Pag . 71

Se il miracolo sia un fatto contra naturam dipende in ultima analisi dalla nostra concezione della natura. Se si intende la natura come la realtà della scienza (in altre parole, una realtà distillata da quell’altra totale generale realtà quotidiana a opera di un punto di vista strettamente circoscritto, inusuale, acquisito e, sotto ogni aspetto, artificiale), allora indubbiamente i miracoli coinvolgono fatti tanto discosti dalla loro ordinaria natura da non riuscire più a far vedere la presenza di DIO. […] DIO è stato allontanato dalla realtà così globale che Gli è impossibile apparire. Se all’interno di questa concezione della natura ci si aspetta che DIO comunque compaia, bisognerà aspettarsi che possa apparire come un fatto fisico tra altri fatti fisici, per esempio come un bambino, come il bambino Gesù che gioca tra la quercia e l’acero, e cui ci si può accostare nella stessa maniera biologica in cui ci si avvicina agli alberi. Credere al miracolo in questa forma, in effetti, un non crederci. Perchè in primo luogo la realtà (che è, al dilà di tutto, una percezione della nostra intesa con DIO) è stata ridotta a un sistema di fatti scientifici; il che significa che DIO è stato allontanato da questa realtà. E in secondo luogo, se Gli si chiede nonostante tutto di ripresentarsi in questa realtà che per Lui è diventata estranea nella forma di un fatto obbiettivo, tra altri fatti (obbiettivi) allora questo vuol dire la morte di dio. Il concetto che il miracolo sia contra naturam non significa soltanto che, in questo miracolo, la sconvolga; implica anche che il miracolo che compare nell’interstizio che si determina si mostri come un fatto (pseudo) naturale, (pseudo) fisico e pseudo (chimico). La fede del miracolo […] è la fede di una (pseudo) scienza.

Si sostituisca “Angelo” a “miracolo” in tutto questo paragrafo e si arriverà a una incontestabile spiegazione il motivo per cui faremo meglio a prestare fede a qualsiasi avvistamento angelico, oggi e nel futuro solo qualora venisse riportato da Profeti, Veggenti, rivelatori o grandi poeti.

 

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Per il momento esorterei chiunque abbia un qualche interesse per gli ANgeli, i sogni profetici, le esperienze di pre-morte e il Millennio incombente a valutare gli attuali incontri con simili fenomeni sulla base di quanto di meglio è stato conosciuto e scritto a riguardo in passato. È questo che si propone principalmente il libro: evocare e illuminare queste parvenze allo scopo di salvarle, riportandole alla sapienza interpretativa degli gnostici Cristiani, dei Sufi Musulmani e sei Cabalisti Ebrei.In assenza di un contesto che funga da paramentro spirituale annegheremo negli entusiasmi e negli appagamenti della New Age.
La Chiesa Cattolica, nel rispetto delle proprie tradizioni continua a ripetere che gli ANgeli sono più vicini a DIO che all’uomo, e tende a sottolinearne la diversità.Nell’America protestante e post-protestante questa alterità è in declino, e oggi minaccia di scomparire del tutto. Nella drammatica apparizione di Gabriele a Daniele, il Profeta dapprima perde conoscenza e cade stordito, e si riprende soltanto allorchè l’Angelo lo tocca benevolmente. Al trauma spirituale di Daniele accosto a confronto la mellassa dei manuali di angelologia correnti, uno dei quali sostiene realmente che esisterebbero ANgeli-gatti che evidentemente dovrebbero apparire ai nostri felini domestici. L’addomesticamento degli Angeli li rende monotoni e mielati

 

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È uno schema antico delle Religioni monoteiste quello di retrocedere allo status angelico (o diabolico) le Divinità di altre fedi o di altri paesi. In quanto Angeli custodi di nazioni nemiche, queste creature, già Divine, era facile identificarle con il male o con le calamità. La solitaria eccellenza di Yahvè impedì che fra gli Ebrei prendesse forma una completa, manifesta mitologia, sebbene si abbiano molte tracce di una simile creatività politeistica prima della rinascita dello Spirito dello “Yahvè solo” che pare abbia inizio con il Profeta Osea nell VIII secolo a. C. Quando quello spirito trionfa nel Deuteronomio, era ormai spianata la strada per una religione Yahvista quasi del tutto emendata di ogni Angelologia. Non fu prima della ribbellione dei Maccabbei contro il dominio Sirio-Ellenistico che l’angelologia fece un deciso ritorno nel Libro di Daniele e più tardi nei Testi non Canonici; e tuttavia la ripresa dell’angelologia Giudaica era cominciata parecchio prima, al tempo dell’esilio in Babilonia. Qui la figura centrale è quella del Profeta Ezechiele; la sua visione del Carro, “le Ruote e la loro Opera”, è il vero punto di partenza per tutta l’angelologia e l’esoterismo Giudaici, e va annoverata tra le massime epifanie angeliche di ogni tempo.

 

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In America non teniamo in alcuna considerazione gli ammonimenti di San Paolo perchè un’angelologia Americana, lentamente ma in misura cospiqua, si va diffondendo in tutto il paese e non solo tra Mormoni e Pentecostali e sulle reti New Age, ma tra Cattolici, Battisti, Ebrei e nell’intero arco degli orientamenti religiosi. L’America è sempre stato un Paese fertile in senso religioso sopratutto dall’Ottocento in poi. Poichè la nostra religione presenta in genere un carattere esperienzale e pragmatico, si è andata sempre più distaccando dal Cristianesimo Europeo, dove gli aspetti istituzionali, sotici e teologici della fede si sono conservati relativamente potenti. Dal momento che la nostra tendenza è l’eterodossia, anche quando affermiamo il contrario, è da noi che si rifugiano gli Angeli dalla repressione spirituale innaugurata da San Paolo. Per noi diventano immagini della nostra libertà: libertà dal passato, dalla autorità, dalla necessità della morte. E per molti di noi, sospetto, gli Angeli sono pressocchè indipendenti da DIO. Come il Gesù Americano, che è principalmente il Gesù della resurrezione più che quello della crocifissione o dell’ascenzione, i nostri Angeli sono variazioni del Christos Anghelos Giudaico-Cristiano, gnostico e Musulmano. Ciuscun Angelo custode annuncia la possibilità di una resurrezione personale, se non proprio allo scoccare del prossimo Millennio, magari un terzo di Secolo dopo.
Nel IV capitolo di questo libro dedicato alla gnosi delineerò uno schema simile tra i Sufi e i Cabalisti. Poichè non esistono legami diretti tra la mania angelica contemporanea e forme precedenti di esoterismo, una qualche spiegazione per certi parallelismi va cercata. Se si è Yunghiani, ma non è il mio caso, non ci sarebbe nulla da spiegare: avremmo a che fare con gli archetipi dell’inconscio collettivo. L’interpretazione più probabile è che lòa gnosi, tanto quella antica quanto quella medievale e moderna cerchi di dare una risposta a un autentico e permanente bisogno spirituale, vale a dire quello di riconciliare tempo e morte con i nostri indizi di immortalità.

 

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